martedì, agosto 15, 2006

Experimenta 06 - 5 bicicletta sul filo


E come non essere tentati dalla bici sospesa su un filo? Riproposta fin dalla prima edizione della mostra, una bicicletta viaggia sui cerchioni sopra un sottile cavo d'acciaio fissato a 6 metri dal suolo. Nulla però è lasciato al caso: un contrappeso assicura il baricentro al di sotto del cavo, evitando la possibilità di ribaltamento ed il relativo capitombolo rompicollo. Provare per credere. O meglio provare per rendersi conto, una volta saliti in sella e pronti a partire, che a quell'altezza si soffre di vertigini e che di pedalare proprio non se ne parla!

Experimenta 06 - 6 L'immagine misteriosa


La tecnologia consente ai dottori di guardare dentro il nostro corpo prima di effettuare una diagnosi. Cosa sono una tac, come funzionano i raggi x, che forma hanno e dove si trovano i nostri organi vitali ? Fra stand con pallosi professori che parlano in tv in pieno stile NettunoTv ed un gioco a quiz completamente slegato dalle spiegazioni, una stanza delle radiografie chiede di toccare il proprio fegato, mostrando poi come saremmo senza pelle nè muscoli.

Experimenta 06 - 7 Intorno al futuro


Fra le tecnologie invisibili, quella della Rete Internet è la più pervasiva e spazialmente diffusa. Cartelli lunghi quanto l'elenco telefonico spiegano la cronologia da ARPA in poi, mentre poco più in là è possibile crearsi il proprio blog personale od ascoltare in una cornetta telefonica che rumore fanno i dati del fax o dell'ADSL mentre viaggiano nel cavo.
E quando la tecnologia invisibile decide di manifestarsi nelle nostre vite, lo fa con una interfaccia. Un pong da giocare in 8 proiettato su un giardino zen ci fa capire come anche nella progettazione di un gioco elettronico, nulla sia lasciato al caso.

Experimenta 06 - 8 Ragnatela Tecnologica


Cosa si può fare con il goretex, il sympatex, la lycra, il kevlar o le fibre di carbonio ? Tante cose, fra cui anche i ponti tibetani. A 8 metri d'altezza, la 'Ragnatela tecnologica' chiede sforzi immani a papà campioni della combinata mista divano a due piazze e telecomando; le pancette incespicano sotto lo sguardo sadico e divertito delle mamme al seguito.
Poco più in là, per chi vuole veramente provare l'avventura, 374 metri di ponte tibetano attraversano il fiume Po da una sponda all'altra.

lunedì, luglio 31, 2006

mercoledì, luglio 26, 2006

Monte Piana - Museo 1915 / 1917

Il Monte Piana è un prato sospeso fra valli profonde ed attorniato dai colossi dolomitici delle tre cime di Lavaredo e del massiccio del Cristallo. Più in basso il lago di Misurina noleggia pedalò ai turisti.
Sul pianoro lungo quasi due chilometri e largo poche centinaia di metri, fra il maggio del 1915 ed il novembre del 1917 le truppe italiane e quelle austriache si fronteggiarono in una spaventosa guerra di posizione che lasciò sul campo 14.000 uomini.

Partendo dal rifugio, puoi curiosare nei dieci post qua sotto il racconto fotografico della visita al museo all'aperto del MontePiana, o puoi leggere la recensione breve di ConsumiCulturali.it.

MontePiana 1- un bicchiere di grappa offro io



Il rifugio Maggiore Bosi è costruito sul luogo in cui sorgeva l'ex quartiere italiano di Monte Piana. Aperto per primo dal Capitano Martinelli-Bianchi, che negli anni 30 tornava spesso sui luoghi nei quali aveva combattuto, è stato ricostruito negli anni 60 da Giovanni De Francesch ed è ora gestito da suo figlio Mauro.
Mauro è un uomo alto e magro dal viso sincero; mentre sua figlia gioca da sola facendo rimbalzare la palla nel retro del rifugio e la moglie corre dietro alla cameriera di colore un po' svogliata, lui si siede a scambiare due chiacchiere al bancone e si informa sulla vita di città mentre ti versa grappa alla liquirizia prodotta in luogo.

MontePiana 2- panorama e strategia



A pochi minuti di cammino dal rifugio, lo spettacolo è di quelli che lasciano senza fiato.
Un grande altopiano verde, posto a strapiombo fra le altre vette dolomitiche. Non ci sono alberi, solo gruppi di mughi sparsi; il MontePiana non è nient'atro che un gigantesco cuneo verde piantato nel bel mezzo del punto più sensibile del fronte dolomitico orientale.

MontePiana 3- piombo a pioggia




Lo splendido panorama verde è segnato dalle buche dell'artiglieria, che si fanno incredibilmente numerose in prossimità delle trincee dei rispettivi schieramenti. I tiri dei pezzi pesanti servivano ad indebolire le postazioni nemiche, a preparare un attacco di fanteria, o a rendere incredibilmente snervante e mortale anche la più semplice e quotidiana delle attività.

MontePiana 4- tre in uno



30 mesi di isolamento, al freddo, poco cibo e la costante minaccia della morte che può prenderti anche mentre dormi sul tavolato di una baracca, ti fai la barba o consumi il rancio nella gavetta: non deve essere una vita facile e la tentazione suicida di fare gli eroi è una delle minacce con cui fare i conti quotidianamente.
E' il caso del maggiore Angelo Bosi: un mattino all'alba sale sul punto più alto (e scoperto) della postazione italiana per dominare il terreno e dirigere l'azione. "Dritto, con cannocchiale agli occhi, in vista di ognuno" (recitano le cronache) "emana in tutta la sua figura campeggiante ardire e incitamento". Il nemico lo avvista e, tempo di prendere la mira, fra una gomitata di incitamento ed il fiato trattenuto prima dello sparo, lo abbatte al volo.
In un colpo solo, Bosi guadagna la fine delle fatiche di soldato, un rifugio a suo nome ed un ceppo commemorativo.

MontePiana 5- binocoli e vuoto


Il comando italiano dispose la costruzione di alcuni osservatori per l'artiglieria popolati di soldati che, binocolo alla mano, controllavano l'effetto dei tiri e comunicavano eventuali modifiche di puntamento.
A fianco della porticina di entrata, l'alloggiamento-caverna dove riposavano i soldati.